COMANDANTE POLIZIA LOCALE AMMAZZA IL FIGLIO E SI AMMAZZA: CREDETE ANCORA AI “RAPTUS DI FOLLIA”?
Noi ci siamo. Per tutti, nel limite delle nostre possibilità.
Lei ha scritto una cosa sacrosanta: “Il cervello nasce con le sue sostanze”.
Siamo qui da milioni di anni e solo negli ultimi 200 l’uomo ha “sentito il bisogno” di imbottirsi di merda chimica.
Merda chimica che, anche lei se ne è accorta, è alla base dell’escalation di atti di natura violenta (inclusi suicidi, omicidi ed omicidi/suicidi) che ormai popolano la nostra quotidianità.
Abitudini alimentari ed emozionali completamente contro natura hanno portato l’uomo verso “rimedi” che non fanno altro che dare il colpo di grazia: gli psicofarmaci.
Milioni di persone mentalmente distrutte che potrebbero guarire se solo capissero quanta importanza ha l’alimentazione, oltre, ovviamente all’aspetto emozionale: SONO DUE COSE INTERCONNESSE, mettiamocelo bene in testa.
Tramuti il suo dolore in rabbia buona e ci aiuti in questa crociata informativa senza precedenti.
Lo faccia io onore di suo Padre. In onore di Se stessa.
Pietro Eupremio Maria Bisanti
LETTERA
LETTERA
La dismissione da psicofarmaci è un avvenimento che mette a dura prova la capacità di tutto l’organismo di depurarsi e riaggiustare se stesso e la propria chimica cerebrale.
Per questo motivo, va fatto in maniera lenta e costante come ho già indicato e bisogna stringere i denti e sopportare le “crisi da dismissione” che altro non sono che la manifestazione benefica dello sforzo depurativo dell’organismo.
Ma tu, sicuramente, NON lo stai aiutando, considerato il fatto che, veramente stupidamente, stai continuando ad assumere una sostanza velenosa ed eccitante.
I fatti sono due: o fai le cose per BENE, o NON LO FAI.
https://pietrobisanti.blogspot.it/2015/12/come-ci-si-disintossica-dagli.html
Questo è il piano di dismissione che da igienista e NON medico seguirei se fossi nella tua stessa situazione.
Io ci sono
Pietro Bisanti
Pietro Bisanti
Per tutti: questo epocale lavoro informativo non chiede niente a nessuno. Viviamo di donazioni spontanee. Chiunque voglia aiutarci, può farlo attraverso le indicazioni che trovate in alto a destra.
Partiamo da una domanda, che può sembrare banale ai MIEI occhi, ma non lo è per milioni di persone che sono nella stessa condizione di suo fratello: “Lei è assolutamente convinta che una sostanza chimica al 100 per 100, creata in laboratorio, una volta iniettata o ingerita, oltrepassando la barriera protettiva ematoencefalica, possa interagire selettivamente con 300 milioni di neuroni (il cui funzionamento è ancora quasi sconosciuto) deputati a gestire miliardi e miliardi di operazioni “aggiustandoli” come vogliamo noi?”.
La risposta è ovviamente NO e lei è caduta nel tranello in cui cadono milioni di persone nel mondo, in tutti gli aspetti della farmacologia, ma soprattutto per quanto concerne la psicofarmacologia.
Lei è convinta che una pillola, un rimedio, possano “aggiustare” il cervello di suo fratello.
Lei non ha considerato molti fattori:
1) il cervello NON è un organo STACCATO dal corpo, bensì ne è parte integrante. La nostra salute mentale si gioca soprattutto a livello intestinale, sede della produzioni dei neurotrasmettitori. Il sangue che irrora l’alluce del mio piede destro è lo stesso che va al cervello: se avrò nutrimenti di scarsa qualità, il mio alluce farà male. Il cervello, per avvertire che si trova in uno stato di tossicità NON può fare altro che esprimere pensieri “tossici”, quindi distorti.
2) i farmaci che suo fratello ha assunto, che io chiamo senza eufemismo alcuno “merda chimica”, non hanno fatto altro che distruggere la sua delicatissima biochimica cerebrale. I comportamenti che lui pone in essere ora non sono altro che la normale manifestazione della tossicità di vere e proprie droghe legalizzate.
3) tutto ha sempre un inizio: il cervello umano non “impazzisce” così senza un motivo. Nella mia esperienza i traumi di tipo psicologico vanno di pari passo con uno stile di vita carente, soprattutto a livello nutrizionale. Sigarette, spinelli e altre droghe sono i principali apripista per vedersi rovinata la propria salute mentale.
Ora, se suo fratello “curato da qualche anno” stesse bene, potremmo anche fare un grande applauso alla “moderna” Psichiatria. Suo fratello, invece, come praticamente tutte le persone che ci finiscono dentro, continua a stare male.
Inoltre, nessuno le ha detto cosa stia assumendo ADESSO: la CLOZAPINA è in assoluto il farmaco neurolettico più invasivo e devastante mai creato dall’uomo. È talmente potente che i risultati che lei PENSA DI VEDERE altro non sono che una immane CAPPA che formano sul cervello, lobotomizzando chimicamente il malcapitato di turno. Mettiamocelo bene in testa: GUARIRE significa VIVERE, EMOZIONARSI, PRENDERE DECISIONI, non rimanere tranquilli sul divano come un’ameba.
Da igienista e NON medico, questo è quello io farei se fossi nella vostra medesima situazione:
Pietro Bisanti
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LETTERA
Ciao Pietro,
mi chiamo Marco e ho 39 anni.
Ho avuto un linfoma e ne sono uscito. Ho un figlio disabile e tutto questo messo insieme ha causato forti attacchi d’ansia.
Voglio cambiare, voglio migliorarmi e voglio iniziare dal tuo libro.
Come posso fare per acquistarlo?
Grazie e ciao
Marco
Inviato da Libero Mail per Android
RISPOSTA
Salve,
le scrivo perché sono preoccupato per la mia salute.
Mi sembra che lei possa capire la mia situazione.
Ho letto due suoi articoli sullo Zyprexa e purtroppo mi ritrovo in quello che dice.
Sono stato costretto ad assumere olanzapina (insieme a sertralina e per un breve periodo aloperidolo).
Questa cura, oltre ad avere risolto solo in parte i miei problemi, ne ha aggiunti due:
1) apatia, mancanza di voglia di fare, emozioni diminuite, voglia soltanto di stare a letto il più possibile.
2) aumento di peso, specialmente nella zona addominale. Una cosa assolutamente inedita, per me, che sono sempre stato magro anche quando seguivo un’alimentazione sbagliata (sempre stata la tipica persona che mangia molto e non ingrassa).
Ho smesso di assumere il farmaco da poco.
La mia paura è che le conseguenze della cura siano irreversibili, specialmente per quello che riguarda il peso.
Penso di essere forse 20 kg oltre il mio peso ideale e questa cosa mi sta turbando, mi guardo e mi sento quasi un’altra persona.
Sento che il mio organismo non riconosce questo fardello e non può rimuoverlo.
C’è la possibilità di tornare ad essere me stesso?
Grazie
Saluti
Lettera firmata
RISPOSTA
Buongiorno Anonimo,
Non so cosa nella vita l’abbia portata ad “avere avuto il bisogno” di assumere ciò che io chiamo senza eufemismi “merda chimica”, anche se una idea, personalmente, me la sono fatta.
Sigarette, caffè, cannabinoidi, drink energetici, alimentazione incompatibile con il genere umano, mancanza di sole e di esercizio fisico: il nostro corpo (e quindi la nostra mente) non cedono così a casaccio, bensì per ovvi motivi, a volte psicologici, ma molto spesso di natura organica.
In pratica, trattiamo il nostro corpo come un sacco dell’immondizia ed egli certo non potrà ripagarci con salute e vigore.
Le “soluzioni” che la medicina allopatica propone fanno ridere i polli e chiunque applichi nella propria vita un minimo di logica e di pensiero indipendente: sostanze chimiche prodotte in laboratorio avrebbero l’ardire di interagire selettivamente con milioni e milioni di neuroni e meccanismi cerebrali ancora praticamente sconosciuti andando ad “aggiustarli”? Solo un idiota potrebbe credere ad una tale idiozia.
Infatti, è davanti agli occhi di tutti quanto gli psicofarmaci siano solo uno stroncasintomo: ti lobotomizzano chimicamente (per quanto riguarda gli antipsicotici) o ti fanno diventare falsamente euforico (per quanto riguarda gli antidepressivi), lasciando INALTERATE le cause fisiche/organiche/ambientali/spirituali alla base del disturbo in atto; contestualmente, distruggono l’IO più profondo di ogni essere umano, come lei ha ben descritto, sfasciando altresì il fisico, poiché alterano pesantemente il metabolismo e la funzionalità generale dell’organismo.
Dalla mia esperienza da non-medico e da igienista posso dirle che il corpo ha enormi potenzialità di recupero.
Non concordo però con l’eliminazione da un giorno all’altro dei farmaci, che devono essere adeguatamente scalati per rendere sopportabili le conseguenti crisi eliminative (che altro non sono che il meccanismo riparatorio messo in atto dal corpo stesso), oltretutto senza un adeguato, coerente e costante cambiamento dello stile di vita, soprattutto alimentare.
Pietro Bisanti
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