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MA DOVE STA SCRITTO CHE DOBBIAMO AMARE TUTTI?

Uno dei cancri, se non il peggiore, dell’epoca moderna è l’ormai diffusissima convinzione che dobbiamo per forza amare il prossimo.

La maggior parte delle persone hanno una vita di merda per causa esclusivamente personale: stili di vita alimentare orripilanti, fede cieca nella medicina allopatica, continue scelte relazionali sbagliate, disapplicazione di ogni norma di sicurezza etc…

Diventano dei cadaveri che camminano e poi dovremmo sbatterci per salvare chi, nella maggior parte dei casi, non vuole né salvarsi né profondere l’impegno che ci vorrebbe.

Vai in moto in maniera sconsiderata e perdi una gamba? Cazzi tuoi.

Tagli un albero con la motosega senza DPI di protezione e perdi un braccio? Cazzi tuoi.

Ti inoculi il liquame coglionavirus e rimani paralizzato? Cazzi tuoi.

Mangi merda dalla mattina alla sera e ti ammali di cancro? Cazzi tuoi. Di te che ti mostri mentre fai la chemio su Tik Tok non potrebbe fregarmene di meno.

Il discorso, però, è ancora più profondo.

Mentre in natura, gli animali aiutano, nel limite del possibile, solo i membri del proprio nucleo, ignorando totalmente gli altri; l’uomo, spesso, non aiuta nemmeno quelli facenti parte della propria famiglia, FACENDO PERO’ FINTA di aiutare dei perfetti estranei, dando spesso loro l'”aiuto” di cui NON NECESSITANO, omettendo di fare quello che invece servirebbe per il loro benessere.

Potrei farvi una marea di esempi: sono depresso perché non ho un lavoro? Sicuramente avrò psicofarmaci a vita gratuitamente ma nessuno mi aiuterà a trovare un lavoro.

Viviamo in una società che puzza di buonismo lontano chilometri, eppure siamo tutti dannatamente soli.

Io ho compreso che rimanere in salute, forti e vigili è l’unica cosa che deve essere fatta: gli altri, anche i più cari, anche i familiari stessi, possono esserci come non esserci.

E, alla fine, nessuno ha nessun obbligo verso nessuno.

La vita è di ognuno di noi: ce la fai? Sopravvivi; non ce la fai? Avanti un altro.

Questo non significa diventare di ghiaccio o non tendere la mano a nessuno; significa non aspettarsi niente da nessuno ed aiutare solo ed esclusivamente chi prima di tutto AIUTA SE’ STESSO.

Pietro Eupremio Maria Bisanti

www.pietrobisanti.it

 

 

NON VI FERMATE MAI E POI MAI DAVANTI AD UNA RISPOSTA VERBALE

Uno degli errori più grandi che si possano fare quando ci si rapporta con una persona giuridica (pensiamo ad un ente pubblico come il Comune, oppure ad uno privato come una grande azienda) o con una fisica è quello di pensare, anche solo lontanamente, che ciò che si concorderà oralmente sarà sempre e comunque rispettato.

Non viviamo più nell’epoca dove bastava una stretta di mano per suggellare promesse indissolubili. Viviamo in un periodo storico ove “rivoltare la frittata” è un attimo, specialmente quando si ha qualcosa da perdere.

Esempio: se chiamo al telefono il mio Comune di residenza per chiedere se spetti o meno un contributo per il pagamento della parte alberghiera della RSA ove è ricoverata mia madre, nove su dieci la risposta sarà: “Non perdi tempo, non le spetta”, e non “Presenti domanda e le risponderemo formalmente nei termini previsti”.

Dopo due anni, non potrete citare il Comune in tribunale perché avrebbe dovuto fornirvi un contributo:  non avrete alcuna prova oggettiva di aver presentato una domanda formale, e nella bene augurata ipotesi di riuscire a rintracciare chi vi avesse risposto al telefono, non vi aspettate che venga a dire “Sì, è vero. Sono io che gli ho detto che non valeva la pena farla”.

Per analogia, potete applicare questo esempio a moltissimi ambiti della vostra vita relazionale…

Chiamo al telefono la Polizia Locale e chiedo se sia possibile parcheggiare in un determinato punto: alla risposta “certo, non si preoccupi”, segue un verbale dato da un altro agente… Cosa andrete a dire al Prefetto? Che qualcuno al telefono vi aveva rassicurato sulla liceità della vostra azione?

Tenente BENE a mente poi che moltissimi contenziosi si trascinano per anni, con la conseguenza che tutto quello che è stato detto oralmente perde ancor più di significato.

Ricordate infine che moltissime volte colui il quale vi risponde al telefono magari è un mezzo idiota, non importa se lavora in Comune, nei Carabinieri, nella Polizia Locale o per la società che vi fornisce l’energia elettrica, e vi racconta una marea di cazzate.

Scrivete, scrivete, scrivete.

Presentate domande, istanze…. fatevele anche bocciare ma pretendente una risposta scritta che poi è spesso ricorribile.

Lasciate le parole e le strette di mano alle persone di cui vi fidate VERAMENTE, e che hanno dato prova nel corso degli anni di meritare la vostra fiducia.

Occhi aperti, perché il mondo è un postaccio.
Pietro Eupremio Maria Bisanti

per consulenze: info@pietrobisanti.it

www.pietrobisanti.it

 

MA CHE DIAMINE CI VUOLE A CAMBIARE VITA?

Una delle trappole mentali in cui ci infiliamo da soli è quella di pensare di non poter cambiare una situazione in essere.

Un lavoro di merda, un matrimonio finito da tempo, una casa con vicini insopportabili…

Questi sono solo alcuni degli aspetti che pensiamo di non poter cambiare… perché “ormai è così”.

Anzi, profondiamo energie a non finire per combattere le battaglie (inutili) che sono diretta conseguenza della situazione in cui siamo e da cui potremmo uscire.

Non sono qui a minimizzare o sottovalutare le difficoltà del cambiamento; non posso però esimermi dal vedere come, a discapito di cambiare, la gente vive vite veramente di merda.

Quando ero nei carabinieri, ho passato tre quarti della mia carriera a combattere battaglie perse contro l’ignoranza dilagante, quando sarebbe bastato fare quello che ho fatto dopo ben 23 anni: mandare tutti a fare in culo.

E quando lo fai, ti rendi conto che avresti potuto farlo molto, molto tempo prima.

Siamo ancorati a minchiate cosmiche: il posto di lavoro, una persona, un luogo… tutto questo a discapito della cosa più importante: il vivere BENE.

Pietro Eupremio Maria Bisanti

www.pietrobisanti.it

 

LE PROCURE, IN TEMA DI VACCINAZIONI PEDIATRICHE, HANNO MOLTI MENO POTERI DI QUELLO CHE PENSATE

E adesso, i giorNALAISTI, dopo aver dato in pompa magna la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati per omicidio colposo dei genitori della piccola deceduta, spesso omettendo che si tratti di un atto dovuto, sono partiti di nuovo alla carica, paventando veri e propri blitz dei Carabinieri, su ordine della Procura di Palermo, al fine di “stanare” i pericolosi bambini non vaccinati.

Non mi perderò in inutili chiacchiere senza senso.

Il discorso è molto semplice: la Legge non subordina (e non può farlo) il diritto allo studio alla sottoposizione alle vaccinazioni obbligatorie; di conseguenza, nessun bambino potrà essere allontanato da scuola.

Per la scuola dell’infanzia e il nido, il discorso lo sapete già: non si può frequentare, e il “trucchetto” del “prenoto e poi me ne frego e la tiro per le lunghe”, come vedete diventa alla fine controproducente poiché andranno a fare le pulci proprio a questa tipologia di genitori.

Al netto di tutto, anche prima della Legge Lorenzin, le Procure presso il Tribunale per i Minorenni potevano aprire (e, di fatto, hanno aperto) procedimenti per omessa vaccinazione: ma come in passato, anche in questo caso finiranno in un niente di niente.

Perché le Procure possono intervenire solo ed esclusivamente ove la mancata vaccinazione sia parte di un contesto più ampio di mala genitorialità (arrivando, quindi, a toccare la responsabilità genitoriale ed ordinare inoculazioni coatte); ergo, se siete genitori corretti ma decidete di non vaccinare, al massimo vi beccate una sanzione amministrativa. Punto.

Come per il coglionavirus, non ci si può, oltretutto, spingere troppo oltre.

Chi ha deciso di non vaccinare i propri figli è un numero sicuramente risibile rispetto ai caproni ma non così piccolo da poter essere ignorato e “preso d’assalto”.

Respirate, piantatela di leggere notizie tanto nefaste quanto irrealizzabili.

L’unico consiglio che vi posso dare è quello di essere sempre formalmente corretti: rispondete prontamente alle richieste delle ASL e non fate giochetti stile “prenoto e poi vediamo”…

Occhi aperti, perché il mondo è un postaccio.

Pietro Eupremio Maria Bisanti

www.pietrobisanti.it

per consulenze: info@pietrobisanti.it

 

 

E LA DIFTERITE, RINTANATA DA SECOLI DENTRO UNA GROTTA, DECISE DI FARSI UNA VACANZA IN SICILIA

Non vi siete abbondantemente rotti i coglioni delle stronzate propinate dai merdicucoli in camice bianco?

Solo una categoria marcia fino al midollo poteva approfittare della morte di una bambina di quattro anni sia per vomitare al mondo intero che “loro sono loro, e voi non siete un cazzo” che per “richiamare il gregge belante ai propri doveri inoculatori”.

Eventi come questo, rigorosamente buttati in pasto all’opinione pubblica senza uno straccio di prova e preconfezionati unilateralmente grazie all’apporto preciso e puntuale dell’altra categoria di “professionisti onesti, puntuali e moralmente ineccepibili” – i giorNALAISTI – sono una vera e propria manna dal cielo.

Dopo il coglionavirus, infatti, sempre più persone stanno mettendo in discussione, nel profondo, l’inattaccabile dogma della vaccinazione, pediatrica e non.

Siamo pieni zeppi di autistici, dislessici, e quando “normali”, comunque con una capacità di ragionamento decisamente ridotta rispetto al passato.

Senza contare le problematiche di natura organica (che poi, sono la stessa cosa).

Una persona con un normale quoziente di intelligenza si dovrebbe porre alcune domande e riflessioni:

  1. Se era difterite, dove cazzo era stato il Corynebacterium diphtheriae per tutto questo tempo? Ah, scusate, che stupido, era nei ghiacciai che si stanno scogliendo…
  2. La cosiddetta “difterite” in realtà comprende sintomi molto generici, che possono essere associati a tutta una serie di altre problematiche.
  3. Perché il cuginetto, vaccinato, avrebbe comunque sviluppato sintomatologia? Anche questa eventualità è una manna per loro, in quanto possono far vedere che “grazie al vaccino, i sintomi sono stati lievi e gestibili”… La vedete qualche analogia con il liquame COVID?
  4. Che terapie sono state somministrate alla bambina PRIMA del suo iniziale ingresso ospedaliero e DURANTE? Tachipirina, antibiotico, cortisone, NON sono acqua fresca e non diamo mai loro la colpa che più spesso di quanto non si pensi avrebbero per l’aggravamento della sintomatologia. L’organismo della bambina stava già combattendo una battaglia, e siamo veramente sicuri che interferire con bombe farmacologiche sia sempre ininfluente?

E potrei andare avanti…

Nessuno ha certezze, eppure i dottoroni in camice bianco si sono lanciati come squali in frenesia alimentare sui genitori, senza il benché minimo rispetto per il loro dolore.

Poliomelite… stranamente uscita in contemporanea con il famoso insetticida DDT, che veniva persino spruzzato addosso ai bambini

Influenza spagnola… stranamente in contemporanea con i primi vaccini e con l’utilizzo sperimentale di aspirine ad alto dosaggio (su ignari militari all’inizio)…

E per ciò che chiamano “difterite”, non pensate che ci sia una risposta che non sia prestampata dei virologi dei miei coglioni?

In un mondo dove nonostante evidenze INCONFUTABILI che il collare della Bayer “Seresto” abbia ucciso o fatto ammalare un numero spropositato di cani, lo stesso non sia mai stato ritirato dal commercio, che cosa vi aspettate?

Salvatevi da soli, perché dai commenti del popolo sotto i post dei “soliti noti con camice bianco”, si capisce facilmente che il risveglio c’è ma è ancora un puntino di luce in un universo di beoti cronici.

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DENUNCIARE, MOLTO SPESSO, NON E’ CIO’ CHE RISOLVE UN PROBLEMA

Uno degli stereotipi più duri a morire è quello di pensare che una denuncia possa magicamente risolvere tutti i problemi.

Non è affatto così.

Denunciare significa “portare a conoscenza dell’Autorità Giudiziaria o di chi è obbligato a questa riferire la commissione di un fatto costituente reato”.

Non significa, nella maggior parte dei casi, che domani mattina il mio vicino molesto verrà incarcerato; non significa che l’autore del danneggiamento volontario alla mia auto verrà messo dietro le sbarre; non significa che l’autore di un post diffamatorio su Facebook perderà la casa.

Le denunce innescano un procedimento, che potrà, lentamente o velocemente a seconda dei casi, portare a misure cautelari prima e durante il processo e/o ad una condanna penale definitiva (che, anch’essa, non significa galera per forza), assieme ad un risarcimento qualora si decidesse di costituirsi parte civile.

Per determinate tipologie di reati, la denuncia è praticamente l’unica strada percorribile: pensiamo ai reati di stalking, maltrattamento in famiglia etc…, e la giustizia, in questi casi, è spesso veloce ed efficiente.

Per altre, la strada verso il riconoscimento di un danno subito è lunga e in salita.

Da anni ho imparato una cosa, e cioè che le denunce devono essere fatte per arrivare ad un risultato, spesso per le cose “serie”.

In moltissimi altri casi, bisogna usare l’astuzia e l’intelligenza: prevedere se la denuncia andrà ad esacerbare un problema al posto che risolverlo, valutare contro chi la si sta facendo (ad esempio, pluripregiudicati, che se ne sbattono altamente se gli fate una denuncia per diffamazione, così come quelli senza reddito) e molti altri aspetti.

Accendente il cervello. Se andate a vivere in una palazzina di 80 famiglie, quella rompicazzo la troverete sempre, se non altro durante le estenuanti riunioni condominiali.

Cercate di PREVENIRE i problemi, facendo, ove possibile, marcire la gente nel proprio brodo.

Occhio a chi frequentate, a chi date confidenza, a chi ingravidate, da chi vi fate ingravidare, chi vi sposate… prevenire è meglio che curare.

Questo non significa stare sempre in uno stato di allerta; significa sapere sviare i pericoli dell’era moderna.

Non abbiamo più il problema di essere mangiati da un leone; abbiamo quello di essere messi in mutande da una estranea che chiamiamo “moglie”.

Occhi aperti, perché il mondo è un postaccio.

Pietro Eupremio Maria Bisanti

per chi volesse prenotare una consulenza: info@pietrobisanti.it

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NON FIRMATE MAI UN CONTRATTO DI INGRESSO IN RSA. NEMMENO PER VOSTRO PADRE

Finire in una casa di riposo, inutile ribadirlo, è già uno schifo di per sé.

Quasi sempre è il risultato di una vita vissuta male, che porta a perdere – spesso prematuramente – quella autonomia che è direttamente riconducibile alle proprie condizioni psicofisiche.

In rari casi, invece, è la conseguenza di eventi fortuiti ed imprevedibili ma il risultato è ahimè sempre lo stesso.

Quando tutto ciò accade ad una persona a noi vicina, si apre uno scenario che può avere diversi risvolti.

Se la amiamo, faremo di TUTTO (e dico, di TUTTO) per far sì che la medesima possa continuare la propria vita nel luogo in cui ha sempre vissuto, fornendo, ad esempio, una assistenza domiciliare più o meno incisiva, tranne i casi in cui non sia assolutamente possibile.

Se non la amiamo, abbiamo due ulteriori possibilità: fregarcene, segnalando la situazione ai servizi sociali competenti (unico gesto, questo, che un parente ha come obbligo di natura giuridica, anche se faranno di tutto per dirvi il contrario); oppure muoverci per collocarla in una RSA.

Dopo tutte le incombenze relative al suo inserimento in una struttura CONVENZIONATA (e cioè con a carico la parte sanitaria della retta da parte della ASL competente), si arriva al fatidico giorno di ingresso.

TUTTE e dico TUTTE le case di riposo vi proporranno con nonchalance di sottoscrivere, come garanti, il contratto di ingresso.

Ricordate che questa richiesta è assolutamente illegittima e viene posta in essere per una mera motivazione di natura economica: non paga il diretto interessato, vengono a prendere Voi.

Le RSA non sono enti benefici. Sono aziende a tutti gli effetti.

Se vi trovate in una situazione similare e/o volete approfondire la questione pratica ed economica riguardo all’inserimento in RSA, potete prenotare una consulenza in materia scrivendo a info@pietrobisanti.it

 

 

ABBIAMO DIMENTICATO QUANTO SIA MERAVIGLIOSA LA RISERVATEZZA

Dopo tanti, tanti anni ho deciso di riprendere in mano il mio blog, che per altrettanti, tantissimi anni è stato attivo ed ha trattato temi di vario genere.

Ritengo, poi, molto più bello ed incisivo leggere uno scritto piuttosto che guardare un video.

Basta scrollare Facebook, Youtube o qualsivoglia altro social per rendersi conto di quanto l’umanità abbia toccato (ma non ci metto la mano sul fuoco) il punto più basso della sua evoluzione.

Ognuno deve dire la sua, ancora meglio se per controbattere o sputtanare il “rivale” di turno.

Gente che riprende l’incendio di casa propria in diretta; gente che ancor prima di fuggire da un terremoto, riprende la propria casa che trema.
Gente che si filma non appena distrutta la propria vettura in un incidente stradale; gente che riprende momenti assolutamente intimi e privati della propria esistenza: da una proposta di matrimonio, fino al tenere la mano della propria madre morente.

E quale pensate sia il passo successivo?

Andare a vedere il numero di visualizzazioni, i “like” ed i commenti di sconosciuti che, se positivi, avranno come risposta un anonimo “cuore”, mentre se negativi, apriranno l’ennesimo dissing infinito, di cui il Web straborda.

Posso aver detto cose banali ma che vale la pena, ancora una volta, ricordare.

Come mi tengo alla larga e guardo con sospetto chiunque mi racconti i fatti propri avendomi appena conosciuto, guardo con altrettanta diffidenza la marea umana che non tiene la propria vita (ed i propri affetti soprattutto) chiusi a doppia mandata in un forziere.

Pietro Eupremio Maria Bisanti

 

 

progetto salvadanaio

Un aiuto concreto alle persone in difficoltà

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