NON FIRMATE MAI UN CONTRATTO DI INGRESSO IN RSA. NEMMENO PER VOSTRO PADRE

Finire in una casa di riposo, inutile ribadirlo, è già uno schifo di per sé.

Quasi sempre è il risultato di una vita vissuta male, che porta a perdere – spesso prematuramente – quella autonomia che è direttamente riconducibile alle proprie condizioni psicofisiche.

In rari casi, invece, è la conseguenza di eventi fortuiti ed imprevedibili ma il risultato è ahimè sempre lo stesso.

Quando tutto ciò accade ad una persona a noi vicina, si apre uno scenario che può avere diversi risvolti.

Se la amiamo, faremo di TUTTO (e dico, di TUTTO) per far sì che la medesima possa continuare la propria vita nel luogo in cui ha sempre vissuto, fornendo, ad esempio, una assistenza domiciliare più o meno incisiva, tranne i casi in cui non sia assolutamente possibile.

Se non la amiamo, abbiamo due ulteriori possibilità: fregarcene, segnalando la situazione ai servizi sociali competenti (unico gesto, questo, che un parente ha come obbligo di natura giuridica, anche se faranno di tutto per dirvi il contrario); oppure muoverci per collocarla in una RSA.

Dopo tutte le incombenze relative al suo inserimento in una struttura CONVENZIONATA (e cioè con a carico la parte sanitaria della retta da parte della ASL competente), si arriva al fatidico giorno di ingresso.

TUTTE e dico TUTTE le case di riposo vi proporranno con nonchalance di sottoscrivere, come garanti, il contratto di ingresso.

Ricordate che questa richiesta è assolutamente illegittima e viene posta in essere per una mera motivazione di natura economica: non paga il diretto interessato, vengono a prendere Voi.

Le RSA non sono enti benefici. Sono aziende a tutti gli effetti.

Se vi trovate in una situazione similare e/o volete approfondire la questione pratica ed economica riguardo all’inserimento in RSA, potete prenotare una consulenza in materia scrivendo a info@pietrobisanti.it