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SANGUE, SANGUE E ANCORA SANGUE CAUSATO DAGLI PSICOFARMACI. CONTINUATE PURE A NEGARE LA REALTA’, MA ESSA NON CAMBIA

 QUESTA E’ LA REALTA’ CHE SI VUOLE CONTINUARE A NASCONDERE E CHE QUESTO PICCOLO UOMO STA PORTANDO ALLA LUCE DOPO ANNI E ANNI DI RICERCA INDIPENDENTE. DOPO AVER LETTO TUTTI I FATTI DI CRONACA, LEGGETE QUESTO MIO ARTICOLO DI QUALCHE ANNO FA. PIETRO BISANTI NON MENTE. AVANTI COSI’    http://pietrobisanti.blogspot.it/2013/03/psicofarmaci-e-suicidio-per-impiccagione.html    

© Fornito da Corriere della Sera. Avrebbe agito in preda a una crisi depressiva Foca Carchedi, 29 anni, studente universitario arrestato lunedì sera con l’accusa di aver ucciso Mario Torchia, 60 anni, ufficiale giudiziario al tribunale di Vibo Valentia e ferito suo figlio. L’omicida è figlio del medico condotto di Francavilla Angitola, comune di duemila anime in provincia di Vibo Valentia. Il giovane soffrirebbe di disturbi psichici. Le due famiglie sono molte conosciute in paese e si frequentavano. Foca Carchedi andava spesso a trovare l’ufficiale giudiziario. Poco dopo le 16 lo studente universitario ha bussato alla porta di casa Torchia e si è diretto nello studio della vittima. Con se aveva un coltello. Avrebbe pronunciato delle frasi sconnesse e poi si sarebbe avventato contro Mario Torchia accoltellandolo in più parti. In quel momento in casa c’era il figlio dell’ufficiale giudiziario. Alle grida del padre il giovane è accorso ed ha cercato di fermare l’omicida. Ha avuto la peggio, però, perché Carchidi ha colpito anche lui al petto, bucandogli un polmone. Il giovane è stato ricoverato al Pugliese di Catanzaro in gravi condizioni.

 

Uccide moglie e tenta suicidarsi a Como

Malato da tempo, ha colpito donna con coltello

(ANSA) – COMO, 17 FEB – Ha ucciso la moglie Anna, di 76 anni, a coltellate e poi Armando Molteni, di 82, da tempo malato e depresso, ha cercato a sua volta di ammazzarsi. E’ accaduto a Como in un appartamento di uno stabile, in via Canturina, dove la consorte è stata trovata priva di vita nel tardo pomeriggio. Il marito, in condizioni gravi, non sarebbe in pericolo di vita. Si sta accertando se anche la donna fosse malata. Le indagini sono condotte dalla polizia.
    La tragedia è stata scoperta dal figlio che non riuscendo a mettersi in contatto con i genitori si è preoccupato ed è andato nella loro abitazione a controllare.

‘Vizio parziale mente’ Pellicanò

Perizia psichiatrica. Se riconosciuto in processo sconto pena


(ANSA) – MILANO, 27 GEN – La perizia psichiatrica su Giuseppe Pellicanò, il pubblicitario accusato di strage che, nella notte tra l’11 e il 12 giugno scorso, ha svitato il tubo del gas nel suo appartamento causando un’esplosione che ha ucciso l’ex compagna, una coppia di giovani vicini e ha ferito le sue due figlie, ha accertato che l’uomo al momento dei fatti aveva un “vizio parziale di mente”. Non si tratta di un’incapacità totale di intendere e di volere ma il vizio parziale, se riconosciuto nel processo, può portare a uno sconto sulla pena.
    Pellicanò, tra l’altro, ha già confessato davanti al gip, dopo l’arresto del 1 luglio scorso, di aver svitato il tubo del gas causando l’esplosione nella palazzina di via Brioschi.
    L’uomo, nel suo interrogatorio, però, aveva anche spiegato di ricordare quello che aveva fatto solo per fotogrammi, anche a causa degli “psicofarmaci” contro ansia e insonnia che prendeva abitualmente, lui che sarebbe stato affetto anche da una forma di depressione, dopo la separazione dalla compagna.

Uccide la ex compagna e si toglie vita a Parma

Lui 50 anni, lei 43. La donna potrebbe essere stata strangolata

fonte ANSAPARMA

Omicidio-suicidio la scorsa notte in un appartamento alla prima periferia di Parma. Una donna di 43 anni è stata uccisa dal compagno, di 50 anni, che poi si è tolto la vita. I due sono Arianna Rivara e Paolo Cocconi, parmigiani e dipendenti della Barilla. L’omicidio-suicidio, nell’appartamento in via Gibertini nel quartiere San Lazzaro, sarebbe avvenuto poco dopo la mezzanotte. Sono intervenuti i carabinieri, che questa mattina hanno completato i rilievi con l’ausilio della Scientifica. L’appartamento è stato posto sotto sequestro, mentre proseguono le indagini soprattutto per definire modalità e cause della vicenda.
Arianna Rivara potrebbe essere stata strangolata, Paolo Cocconi si sarebbe ucciso con un mix di psicofarmaci. Queste le prime ipotesi sull’omicidio-suicidio. I due avevano interrotto la relazione l’estate scorsa e lui, probabilmente, tentava di riallacciare il rapporto: nell’alloggio è stata trovata una piccola scatola con un anello. Sono stati alcuni vicini a chiedere aiuto al 112, sentendo le urla. Per aprire la porta blindata è stato necessario l’ intervento dei vigili del fuoco: i corpi erano sul pavimento. L’ ipotesi è che il rifiuto di lei abbia scatenato l’ira di Cocconi, che lascia una figlia. I vicini ricordano l’uomo come un “signore perbene”, “una persona normalissima”, con vari amici.
E, solo due mesi fa, Arianna Rivara, aveva fatto un post su Fb: “No alla violenza sulle donne”. Lo aveva fatto in occasione della Giornata mondiale, listando di bianco e rosso la propria foto-profilo – Arianna Rivara, la donna di 43 anni uccisa la scorsa notte dall’ex compagno Paolo Cocconi, cinquantenne, nell’appartamento di lui in via Gibertini a Parma.
Appena un mese fa Parma era stata scossa dal duplice delitto di Luca Manici, alias Kelly, transessuale di 47 anni, e Gabriela Altamirano, donna argentina di 45, i cui corpi erano stati trovati in un club a luci rosse a San Prospero, alle porte della città. Per quella vicenda sono stati arrestati dalla Polizia l’ex compagno della sudamericana e il figlio.

Tragedia a Padula, 45enne si lancia dal balcone con il figlio di 3 anni: morti sul colpo A provocare il folle gesto, forse, una lite con la compagna e i suoi problemi di salute: fatale l’impatto al suolo

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    Forse una lite con la compagna, o forse i problemi di salute che recentemente lo affliggevano, hanno spinto un uomo di 45 anni, residente a Padula, in provincia di Salerno, a gettarsi dal balcone della sua abitazione assieme a suo figlio, di appena 3 anni. Una tragedia consumatasi nella notte, in via Tenente D’Amato, nelle vicinanze di Piazza Umberto I, nel pieno centro storico della città della Certosa: l’uomo, di professione infermiere, e il piccolo sono morti quasi immediatamente, per le lesioni provocate dal violento impatto con il suolo. Sul posto sono immediatamente intervenuti i Carabinieri e i Vigili del fuoco del comando di Sala Consilina. I militari hanno già avviato un’indagine per accertare le cause che hanno portato all’omicidio-suicidio.

    Il dramma nella notte

    Secondo le prime ricostruzioni, il quarantacinquenne, la sera del dramma, avrebbe dormito a casa di sua madre, la quale risiede nella stessa palazzina dove si trova la casa nella quale l’infermiere risiedeva con la sua famiglia. Dopo un acceso litigio con la moglie, l’uomo avrebbe aspettato che questa si addormentasse, prelevando poi il bimbo, anch’esso addormentato, e compiere il tragico gesto, lanciandosi nel vuoto per diversi metri, prima di impattare sull’asfalto sottostante. Inutile il pur tempestivo intervento di due ambulanze del 118, le quali non hanno potuto che constatare il decesso del bambino e di suo padre.

    Indagini in corso


    Sono attualmente in corso le indagini delle Forze dell’ordine, per tentare di stabilire le motivazioni alla base del folle atto dell’uomo. Stando alle prime informazioni, negli ultimi tempi, avrebbe attraversato un momento di grande difficoltà emotiva, coincisa con un forte stato di depressione. A quanto sembra, le condizioni attuali dell’uomo, le quali avrebbero causato la tragedia, sarebbero da attribuire al suo stato di salute.

    Silvi, si toglie la vita a 31 anni

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    Si è tolto la vita a 31 anni nel bagno della sua abitazione.
    Evento drammatico nel tardo pomeriggio a Silvi, con un giovane, S.G. che ha deciso di togliersi la vita, impiccandosi. Sul posto 118 e carabinieri della locale stazione. A quanto pare soffriva di crisi depressive

    Non trova lavoro: si toglie la vita a 56 anni. Trovato dalla moglie 7/33

     

    © Ansa UDINE  – Non ce l’ha fatta a sopportare il peso dell’esistenza: senza lavoro, che cercava ogni giorno senza riuscire a trovarlo, frustrato, abbattuto, un uomo di 56 anni è caduto in depressione e si è ucciso. A trovare il suo corpo in fin di vita, nella serata di ieri, martedì 17 gennaio, in un paese del Medio Friuli, dove tutti si conoscono e cercano di darsi una mano, è stata la donna che gli è stata accanto da quando si erano innamorati, da ragazzi, che aveva sposato e con cui condivideva angosce e fantasmi: l’ansia, la paura di futuro incerto. Sua moglie.
    Il mostro della depressione, sordo, silenzioso, tremendo, lo cattura, o fa suo, nel buio di una notte gelida, piena di vento. L’uomo, molto conosciuto e amato nel suo paese, non ce la fa: non vede altro che un tunnel buio, senza scampo. Prende una corda e si impicca, nella casa dove ha vissuto con la sua famiglia per anni. Mura domestiche piene di bei ricordi, ma che in quel momento non ce la fa a portare a galla. La moglie sa che sta male, gli sta accanto, cerca di non perderlo di vista un attimo. Ma chi sta male non ce la fa a sopportare il dolore. La donna rientra dopo una veloce commissione. Lui respira ancora. Allora, nella disperazione, è lotta contro il tempo: amulanze, soccorsi. Niente da fare. Il 56enne non ce la fa. Muore nella notte. Quando fa giorno è lutto, in tutto il paese
    Temeva di perdere il lavoro, insegnante precaria si uccide

    Ancora un drammatico suicidio nel Cagliaritano. Una donna di soli 49 anni si è suicidata a San Vito: era una professoressa, con un figlio di appena 8 anni. Lo scrive castedduonline.it
    Si è tolta la vita impiccandosi nel giardino dei genitori, in una tragedia che sta gettando nello sgomento tutto il Sarrabus. Inutile è stato l’intervento dell’ambulanza del 118, accorsa sul posto come vedete nella foto. Un dramma inspiegabile, dovuto al fatto che la donna era in depressione da alcuni mesi a causa di motivi professionali. Stando ai primi accertamenti e alle testimonianze, la donna nel suo stato depressivo aveva paura di perdere il lavoro di insegnante precaria o di essere trasferita con la riforma della scuola disposta dal governo. La donna era tra le ultime in graduatoria, insegnava in una scuola superiore della zona, pare stesse davvero rischiando di perdere il lavoro. La sua diventa una storia simbolo, in tutta Italia, della disperazione di tanti insegnanti precari: in questo caso ha scelto il peggiore dei modi, arrendendosi all’angoscia. Anche il marito, straziato dal dolore, è un insegnante.
    Confessa la madre che ha ucciso le due figlie: le ho soffocate 28/31

    Rai News
     
    “Ho ucciso le mie due bambine soffocandole con le mie mani. La candeggina non c’entra niente. L’ho usata per me perché volevo morire con loro, ma non ci sono riuscita”.
    Gela, donna uccide le figlie e poi tenta il suicidio (Lapresse)© Fornito da Rai News Gela, donna uccide le figlie e poi tenta il suicidio (Lapresse) Ha confessato così, in un pianto dirotto, il suo duplice delitto Giuseppa Savatta, la donna 41enne di Gela, interrogata oggi dal procuratore, Fernando Asaro, e dal “sostituto”, Monia Di Marco, nel suo letto dell’ospedale “Vittorio Emanuele” dove si trova ricoverata e piantonata dai carabinieri, in stato di arresto.
    La donna ha ammesso che la situazione era tutt’altro che rosea con il marito e che i rapporti soprattutto negli ultimi tempi erano tesi. Ma la causa dell’insano gesto sarebbe da ricercare nella depressione, di cui sembra sia affetta da anni. Ha anche riferito che il suo obiettivo era quello di proteggere le sue figlie, da tutto e tutti. “Ero – ha affermato – molto preoccupata per loro”.
    Intanto, dopo la notifica dell’arresto, è stata fissata per domani la convalida davanti al Gip Lirio Conti. La donna è assistita dall’avvocato Pietro Pistone.
     E’ stata la stessa Savatta, insegnante di sostegno in una scuola media, a volere chiarire la dinamica dei fatti. Tra molti vuoti, tanti “non ricordo bene” e in uno stato psichico ancora confuso, tra le lacrime avrebbe raccontato ai magistrati che amava follemente le proprie figlie, Maria Sofia di 9 anni, e Gaia di 7, perché erano il suo vero e unico amore. Voleva stare sempre con loro ma temeva di perderle.
       Avrebbe precisato che la crisi nel rapporto col marito non sarebbe stata determinante nella decisione di sopprimere le due figlie. Ieri, intorno a mezzogiorno, non sa come né perché, approfittando di averle in casa per le vacanze, ancora in
    pigiama le avrebbe abbracciate e, a una a una, strangolate. Poi, resasi conto di quello che aveva fatto, avrebbe tentato di uccidersi vicino alle figlie bevendo e versandosi addosso una notevole quantità di candeggina, per poi cercare d’impiccarsi nel bagno con il flessibile della doccia. L’arrivo del marito, Vincenzo Trainito, 48 anni, ingegnere e insegnante, le avrebbe impedito di portare a compimento il gesto.

     

    Crisi, imprenditore 60enne suicida in azienda. Aveva 20.000 euro di debiti con Equitalia

      Tragedia a Scandicci (Firenze) dove il titolare di una piccola azienda si è tolto la vita impiccandosi all’interno dei locali della sua ditta. Secondo quanto spiegato dai carabinieri, l’uomo, 60enne, soffriva di depressione, e aveva un debito di circa 20 mila euro legato alla sua attività imprenditoriale. A trovare il cadavere, questa mattina intorno alle 10,30, è stato il socio. Il pm di turno ha disposto l’autopsia. Sempre secondo quanto spiegato dai carabinieri, oggi l’imprenditore si sarebbe dovuto recare insieme al socio a un appuntamento per discutere con Equitalia la rateizzazione del debito di 20 mila euro. In base a quanto appreso, avrebbe lasciato un biglietto di scuse per i familiari, in cui non ci sarebbero però riferimenti alla sua situazione debitoria.

      Torino, ragazza si uccide tagliandosi la gola al supermercato

      E’ successo poco dopo le 10 di stamattina alle casse. La 25enne, in coda con la madre, ha preso una scatoletta e si è sgozzata col coperchio. Soffriva di grave depressione

       
      Burolo (Torino), 4 febbraio 2017 – Orrore al centro commerciale: una ragazza si è tolta la vita alle casse, davanti a centinaia di persone, tra cui la madre. E’ successo al Carrefour di Burolo (Torino) poco dopo le dieci di questa mattina – ovvero il momento di maggior afflusso per le spese settimanali. La giovane, 25 anni, si trovava in fila alle casse quando improvvisamente è caduta a terra in un lago di sangue: si era tagliata la gola con il coperchio di una scatoletta metallica. Pare che la ragazza –  una 25enne residente a Bollengo (Torino)  – fosse in cura per una grave depressione.
      Pare che la donna prima di commettere il gesto estremo avesse avuto una discussione. Drammatica la sequenza: la giovane, insieme alla madre, era in coda alla cassa numero 17 quando ha preso dal carrello una scatoletta di tonno, l’ha aperta e con il coperchio metallico si è tagliata la gola. Due medici che si trovavano all’interno del supermercato hanno immediatamente prestato soccorso alla ragazza che, nel giro di pochi minuti, è deceduta. Il corpo verrà portato alla medicina legale di Strambino a disposizione della Procura di Ivrea. Il centro commerciale è rimasto aperto. All’interno, con dei teli neri, i carabinieri hanno transennato l’area delle casse dove è avvenuto l’episodio.

       

       

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